Con l’ordinanza firmata dal Presidente della Regione Molise il 19 giugno 2026, il mosaico delle tutele contro il caldo estremo nei luoghi di lavoro si è completato: 18 Regioni hanno adottato un’ordinanza che vieta il lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle ore 12:30 alle ore 16:00, mentre la Provincia autonoma di Trento e la Valle d’Aosta hanno scelto percorsi alternativi. Per la prima volta l’intero territorio nazionale risulta così presidiato, anche se con soluzioni che variano – talvolta in modo significativo – da territorio a territorio. È quanto emerge dall’analisi comparativa condotta dal Centro Studi CNL sui testi integrali dei provvedimenti regionali. In fondo all’articolo, l’elenco completo delle ordinanze con i testi integrali scaricabili, regione per regione.

Un modello nazionale ormai consolidato

Tutte le ordinanze condividono la stessa architettura giuridica: il potere di ordinanza contingibile e urgente del Presidente della Giunta regionale previsto dall’art. 32 della Legge n. 833/1978, letto insieme all’art. 32 della Costituzione e al D.Lgs. 81/2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il riferimento tecnico costante sono le Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare, approvate dalla Conferenza delle Regioni il 19 giugno 2025 e riconfermate nella seduta dell’11 giugno 2026 proprio per promuovere comportamenti uniformi sul territorio nazionale.

Lo strumento operativo è in tutti i casi la piattaforma Worklimate (INAIL-CNR): il divieto scatta esclusivamente nei giorni in cui la mappa del rischio riferita ai lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa, ore 12:00, segnala un livello “ALTO”. Ovunque identici anche il nucleo settoriale minimo – agricoltura, florovivaismo e cantieri edili, cui la maggioranza delle Regioni aggiunge le cave – la deroga per gli interventi di pubblica utilità e la sanzione penale ex art. 650 c.p. per l’inosservanza. Rispetto agli anni scorsi, i testi 2026 sono in larga parte standardizzati: un progresso evidente rispetto alla frammentazione degli esordi, che rende il sistema più prevedibile anche per le imprese che operano in più Regioni.

Le differenze: tempi, scadenze e settori protetti

È sul resto che i territori si differenziano. Sul piano temporale, tra la prima ordinanza (Lazio, 22 maggio) e l’ultima (Marche, 22 giugno) è trascorso un mese esatto: a parità di ondate di calore, un bracciante laziale era protetto dal 22 maggio, uno marchigiano solo dal 24 giugno. Anche le scadenze divergono: nove Regioni si fermano al 31 agosto, sette arrivano al 15 settembre, la Lombardia al 23 settembre e la Calabria – unica – al 30 settembre, scelta più coerente con l’allungamento della stagione calda.

Il terreno di maggiore divergenza è però l’ambito settoriale. All’estremo minimo, Campania, Umbria, Abruzzo, Liguria e Molise limitano il divieto ad agricoltura e cantieri edili. All’estremo opposto, Puglia e Basilicata adottano un campo di applicazione aperto a ogni attività esposta (la Puglia include espressamente serre, tunnel agricoli e ambienti indoor termicamente severi), le Marche estendono il divieto a tutte le attività esterne con esposizione prolungata – citando persino i cantieri navali – e la Calabria è l’unica a includere l’igiene ambientale e gli stabilimenti con ambienti confinati o privi di adeguata ventilazione, portando la tutela oltre il perimetro del lavoro all’aperto.

Rider e logistica: tre approcci diversi

Emblematico il caso dei rider e della logistica, dove convivono tre modelli. Lazio, Piemonte, Sicilia e Puglia estendono il divieto orario anche alle consegne urbane con velocipedi o mezzi a due ruote. Emilia-Romagna e Marche non fermano l’attività ma impongono obblighi organizzativi alle piattaforme: il rischio calore deve entrare nei parametri di calcolo di tempi e distanze di consegna – l’Emilia-Romagna arriva a imporre l’intervento sull’algoritmo – senza penalizzazioni retributive o reputazionali per gli operatori. Nella maggior parte delle altre Regioni, invece, il comparto semplicemente non è menzionato: lo stesso rider è fermo nelle ore centrali a Roma, Torino, Palermo e Bari, lavora con tutele organizzative a Bologna e Ancona, e non è contemplato a Milano o Napoli.

Divieto assoluto o condizionato

Una differenza giuridicamente rilevante riguarda la natura del divieto. In Toscana, Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte il divieto è “condizionato”: opera solo qualora, nonostante le misure di prevenzione adottate, lo stress da calore comporti comunque rischi rilevanti per la salute. Una formulazione che rimette di fatto al datore di lavoro la valutazione sull’efficacia delle proprie misure, con margini interpretativi ampi in sede di vigilanza. Nelle altre Regioni il divieto è formulato in termini assoluti, mentre Emilia-Romagna e Marche seguono una via intermedia: divieto assoluto, ma con la possibilità per le imprese di sottrarsi al vincolo adottando misure che eliminino l’esposizione prolungata nella fascia critica (rimodulazione degli orari, turnazioni, lavorazioni all’ombra), con obbligo di comunicazione alle rappresentanze dei lavoratori.

Le vie alternative: Trentino e Valle d’Aosta

Fuori dal modello dell’ordinanza restano i due territori alpini. La Provincia autonoma di Trento ha approvato Linee di indirizzo provinciali concertate con le parti sociali: nessun divieto orario, ma criteri per la valutazione del rischio e l’aggiornamento del DVR, con un meccanismo di chiusura economico anziché precettivo – in caso di allerta per rischio elevato la sospensione dell’attività è giustificata e sostenuta dalla cassa integrazione per eventi di calore (CIGO), secondo l’accordo Governo-parti sociali del luglio 2025. La Valle d’Aosta ha invece scelto un approccio esclusivamente socio-sanitario, con il monitoraggio proattivo di anziani e soggetti fragili, lasciando la protezione dei lavoratori al solo quadro nazionale ordinario. Anche qui, però, il parametro di riferimento resta lo stesso delle ordinanze: il livello di rischio misurato da Worklimate, ormai uniforme su tutto il territorio nazionale.

Le ordinanze, regione per regione

Di seguito l’elenco completo dei provvedimenti adottati per l’estate 2026. Cliccando su ciascuna Regione è possibile scaricare il testo integrale in formato PDF.

  • Abruzzo – Ordinanza del Presidente della Giunta regionale n. 1 del 9 giugno 2026 (in vigore fino al 31 agosto)
  • Basilicata – Ordinanza del Presidente della Giunta regionale n. 5 del 15 giugno 2026 (fino al 15 settembre)
  • Calabria – Ordinanza del Presidente della Regione n. 1 del 10 giugno 2026 (fino al 30 settembre)
  • Campania – Ordinanza del Presidente n. 1 del 17 giugno 2026 (efficace dal 21 giugno, fino al 31 agosto)
  • Emilia-Romagna – Ordinanza del Presidente n. 72 del 3 giugno 2026 (fino al 15 settembre)
  • Friuli Venezia Giulia – Ordinanza n. 1/2026/SAL del 15 giugno 2026 (fino al 15 settembre)
  • Lazio – Ordinanza del Presidente della Regione n. Z00001 del 22 maggio 2026 (fino al 15 settembre)
  • Liguria – Ordinanza del Presidente della Giunta regionale n. 1 del 28 maggio 2026 (fino al 31 agosto)
  • Lombardia – Ordinanza del Presidente n. 484 del 9 giugno 2026 (fino al 23 settembre)
  • Marche – Ordinanza del Presidente della Giunta regionale n. 1 del 22 giugno 2026 (fino al 31 agosto, prorogabile)
  • Molise – Ordinanza del Presidente della Giunta regionale del 19 giugno 2026 (fino al 15 settembre)
  • Piemonte – Ordinanza del Presidente della Giunta regionale, atto n. 1/2026/XII del 29 maggio 2026 (fino al 31 agosto)
  • Puglia – Ordinanza del Presidente della Giunta regionale n. 321 del 29 maggio 2026 (fino al 15 settembre)
  • Sardegna – Ordinanza del Presidente n. 3 del 17 giugno 2026 (fino al 31 agosto)
  • Sicilia – Ordinanza del Presidente della Regione n. 1 del 12 giugno 2026 (fino al 31 agosto)
  • Toscana – Ordinanza del Presidente della Giunta regionale n. 2 del 28 maggio 2026 (fino al 31 agosto)
  • Umbria – Ordinanza del Presidente della Giunta regionale n. 2 del 27 maggio 2026 (fino al 15 settembre)
  • Veneto – Ordinanza del Presidente della Giunta regionale n. 58 del 16 giugno 2026 (fino al 31 agosto; estesa ad altre categorie di lavoratori con provvedimento del 1° luglio)
  • Provincia autonoma di Trento – Linee di indirizzo provinciali per la gestione dei rischi da esposizione al calore (giugno 2026): nessun divieto orario, prevenzione affidata alla valutazione dei rischi e alla CIGO per eventi di calore
  • Valle d’Aosta – Piano regionale per le ondate di calore: tutela socio-sanitaria della popolazione fragile, nessun provvedimento specifico sul lavoro

Verso una disciplina stabile e uniforme

Il quadro 2026 – osserva il Centro Studi CNL – segna una convergenza ormai matura sul modello “ordinanza Worklimate”, ma la tutela resta a geometria variabile: un mese di distanza tra la prima e l’ultima ordinanza, scadenze che oscillano tra il 31 agosto e il 30 settembre, settori protetti che cambiano al confine regionale, a fronte di un rischio climatico ormai misurato in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. A ciò si aggiunge un apparato sanzionatorio – l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206 euro dell’art. 650 c.p. – di modesta efficacia deterrente rispetto alla gravità del bene protetto, salvo il cumulo con le più incisive sanzioni del D.Lgs. 81/2008, esplicitato dalla sola Emilia-Romagna.

La direzione, del resto, la indicano le stesse ordinanze, molte delle quali dichiarano di intervenire “nelle more di un accordo tra il partenariato datoriale e sindacale”: superare lo strumento emergenziale annuale a favore di una disciplina ordinaria e uniforme del rischio microclimatico, che integri il divieto orario con gli strumenti di sostegno al reddito (CIGO e CISOA per eventi meteo) e con obblighi organizzativi permanenti nella valutazione dei rischi. Le ordinanze più evolute di questa stagione – Puglia e Marche in particolare – anticipano già questo modello. Per le imprese, intanto, resta fondamentale consultare quotidianamente la piattaforma Worklimate, aggiornare la valutazione dei rischi e programmare le lavorazioni estive tenendo conto delle prescrizioni della propria Regione: i testi integrali dei provvedimenti sono disponibili ai link qui sopra.

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