Il cambiamento climatico rappresenta ormai una delle principali sfide per la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Anche il sistema scolastico è chiamato ad affrontarne gli effetti, con particolare riferimento alla tutela della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro e di apprendimento.
L’attività posta in essere dal Ministero del Lavoro che ha reso operativo il Piano Nazionale di Prevenzione 2020-2025, adottato dal Ministero della Salute, risulta encomiabile grazie all’individuazione delle principali sfide relative al cambiamento climatico e alle disposizioni in esso contenute (1), tuttavia nel comparto istruzione rimangono forti criticità di attuazione.
Nel documento citato vengono indicate diverse “Misure da adottare per Ambienti Indoor” (applicabili per le scuole), tra queste: l’utilizzo di schermature o barriere riflettenti o termoassorbenti, riduzione dell’umidità, monitoraggio della temperatura, presenza di aree climatizzate, ombreggiate o di pausa fresca.
Tuttavia, per applicarle, l’impegno economico che dovrebbero sostenere gli “enti locali” (per le scuole pubbliche) e i “datori di lavoro” (per le scuole private) appare nell’immediato realizzabile solo in piccola parte. Questo perché i nostri edifici scolastici purtroppo non hanno involucri adeguatamente coibentati e la stessa corsa alla climatizzazione degli spazi interni, da tutti ambita nelle abitazioni private, per le aule scolastiche risulta sicuramente efficace ma tecnicamente ed economicamente poco realistica. Peraltro l’enorme aumento del fabbisogno elettrico e l’incremento del calore prodotto all’esterno dai climatizzatori stessi, inevitabilmente aggrava il quadro climatico generale, con effetti devastanti per il futuro.
Le organizzazioni sindacali nazionali, nel prendere atto di tale problematica, propongono procedure formalmente corrette (aggiornamento del DVR per il Rischio Calore), ma anche le loro indicazioni operative restano di difficile applicazione per le attuali condizioni degli edifici scolastici, termicamente poco isolati e quasi sempre sprovvisti di schermatura solare e impianti di condizionamento. Ciononostante possono essere messe in atto alcune procedure di buon senso: l’informazione mirata agli alunni, la sorveglianza attiva del personale docente, le procedure di segnalazione immediata e l’acqua disponibile in classe (2). Occorre partire proprio da queste misure per migliorare la situazione, al fine di evitare la compromissione del regolare svolgimento delle attività didattiche, come già successo e segnalato dall’ANP, Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola.
Ne consegue che il rischio calore non può essere affrontato esclusivamente mediante prescrizioni documentali o trasferendo sul Dirigente scolastico responsabilità che trovano origine nelle condizioni strutturali del patrimonio edilizio scolastico. La prevenzione richiede un approccio integrato, nel quale ciascun soggetto istituzionale eserciti le proprie competenze: il Dirigente scolastico nella gestione del rischio organizzativo, l’Ente proprietario negli interventi strutturali e l’Amministrazione centrale nella definizione di indirizzi e risorse adeguate.
NOTE
- Vademecum-rischi-calore (lavoro.gov.it) Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione generale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
- CISL Scuola Lazio 14 Luglio 2026
Il Presidente Nazionale Sicurezza Scolastica CNL
Arch. Filippo Fasulo





