A uno-tre anni dal titolo, l’occupazione in Italia è cresciuta più tra i neodiplomati che tra i neolaureati. Nel 2025 lavorava il 62,9% dei primi, in aumento di 2,3 punti percentuali sul 2024, e il 78,7% dei secondi, in aumento di 1,4 punti. Proprio per i neodiplomati, però, la distanza dall’Europa resta più ampia: nell’Unione europea aveva un impiego il 77,2% dei loro coetanei con lo stesso titolo, contro l’87,0% dei neolaureati. È quanto emerge dal rapporto che l’Istat ha pubblicato il 3 novembre 2026 sulla base della Rilevazione sulle forze di lavoro. Il confronto riguarda i giovani tra i 20 e i 34 anni che avevano conseguito il titolo da uno a tre anni ed erano usciti dai percorsi di istruzione e formazione.
Un altro segnale viene dai più giovani. Tra i 15 e i 29 anni, la quota di chi non lavorava e non seguiva corsi di studio o di formazione, i cosiddetti NEET, è scesa dal 15,2% del 2024 al 13,3% del 2025. Anche qui l’Italia si è avvicinata alla media europea, pari all’11,0%. Il dato era già apparso il 26 ottobre nel rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile.
Se si allarga lo sguardo a tutti i 25-64enni, il vantaggio occupazionale della laurea sul diploma rimane quello del 2024. Nel 2025 aveva un impiego l’85,3% di chi possedeva una laurea o un titolo equivalente, il 74,6% dei diplomati e il 56,1% di chi aveva al massimo la licenza media. Tra laureati e diplomati restano quindi 10,7 punti di distanza. I tre tassi di occupazione erano già stati pubblicati a maggio, nel Rapporto annuale dell’Istat.
La laurea resta tuttavia meno diffusa in Italia che nel resto dell’Unione. Nel 2025 aveva un titolo di istruzione terziaria il 22,3% dei 25-64enni italiani, la stessa quota dell’anno precedente, a fronte di una media europea del 36,9%. Anche la geografia conta: nel Mezzogiorno la quota si fermava al 18,7%, contro il 23,1% al Nord e il 26,4% al Centro.
Tra le donne la laurea è più frequente, il lavoro meno. Nella fascia tra i 25 e i 64 anni aveva un titolo terziario il 25,9% delle donne, contro il 18,6% degli uomini. Eppure, considerando tutti i titoli di studio, lavorava il 60,8% delle donne e l’80,9% degli uomini. Tra i laureati la distanza si restringeva da 20,1 a 6,5 punti: aveva un impiego l’82,5% delle donne e l’89,0% degli uomini.
Per chi un lavoro lo ha, resta la questione degli orari e dei contratti. Tra le lavoratrici part-time di 25-64 anni, il 45,7% lavorava a orario ridotto perché non aveva trovato un posto a tempo pieno. Nel Mezzogiorno la quota arrivava al 62,3%. I contratti a termine, invece, sono diventati meno frequenti: tra i dipendenti di 25-64 anni la loro incidenza è scesa dal 12,6% del 2024 all’11,7% del 2025. Ma tra i dipendenti di 25-34 anni a lavorare con una scadenza era ancora più di uno su cinque, il 21,8%.
Fonti Istat
3 novembre 2026 · Livelli di istruzione e ritorni occupazionali
Rapporto integrale sui dati 2025. Le pagine 1-4 raccolgono gli indicatori citati.
26 ottobre 2026 · Rapporto sul benessere equo e sostenibile
Nota per la stampa con il dato sui NEET e il confronto europeo.
21 maggio 2026 · Rapporto annuale 2026
Capitolo 3, paragrafo 3.1.4. Riporta i tassi di occupazione dei 25-64enni per titolo di studio.




